Mariateresa Curcio
Mi chiamo Mariateresa e per me Roma si è rivelata da subito come un palinsesto che, come la vita di tutte e tutti, si scrive, si cancella e si riscrive continuamente.
Mi sono formata tra Roma e Parigi, dove ho concluso il mio dottorato di ricerca in archeologia greca e romana, e così è nato il mio modo di osservare la città, non come un oggetto fisso ma come un processo. Mi interessa la storia culturale dei luoghi, fatta di rimandi simbolici e immaginari collettivi, tra memorie monumentali e storie condivise.
Sono un’archeologa sui generis, con un piede tra le sculture, i monumenti e le immagini dell’antico, e l’altro nella storia dell’archeologia, nei racconti degli scavi e delle persone che, con il loro lavoro, hanno contribuito a costruire l’idea stessa di Roma che abbiamo oggi.
Quando accompagno le persone per la città, mi piace andare oltre quello che si vede: raccontare ciò che non c’è più, ciò che è cambiato funzione o significato, ciò che resta in traccia. Meno nozioni da accumulare, più connessioni da costruire. Perché la storia, a Roma, non si osserva soltanto: si attraversa.